La seconda stagione (1) di una serie tv è sempre una sorta di prova del nove, come in qualsiasi altro campo. Sicuramente esteticamente è la stagione più “medievale” (2) di tutte; dal primo episodio fino a metà stagione circa, certamente ricalca la matrice da cui è partorito il primo ciclo, ma dall’episodio 2.14 “Innocence/Un attimo di felicità” (3) si ha una virata con un ritorno e un pathos più curato riguardo all’aspetto vampiro. In poche parole, meno demoni e più attenzione sul tema cacciatrice/vampiro.
Ma cosa racconta la seconda stagione di Buffy the Vampire Slayer? Buffy, di ritorno dalle vacanze estive, è più sfacciata e disinibita, si isola dal gruppo, disubbidisce all’osservatore; in realtà questo atteggiamento cela il turbamento della ragazza riguardante la propria morte per mano del Maestro, il primo Vampiro, Big Bad (4) della stagione precedente. Quello che potrebbe definirsi una reazione ad un trauma subito. Un attimo di ribellione che passa nel momento in cui la Scooby Gang cade in mano alla setta di vampiri che sta cercando di riportare in vita il Maestro; Buffy deve quindi riprendere consapevolezza di chi è e di quali sono i suoi compiti. Senza dubbio un’iperbole su un’età difficile come quella dei sedici anni, in cui tutto appare tragico e per ogni cosa è la fine del mondo. Parafrasi a parte, in Buffy veramente ogni cosa è quasi sempre un imminente Apocalisse! È difficile essere teenager, i genitori non capiscono o non ricordano quanto è difficile quell’età. Per i genitori naturalmente è così, quando sei ragazzo sembra che il mondo ti crolli addosso. In realtà è sempre così, ma ancora di più durante l’adolescenza.





